Fazenda Paineiras da Ingaí - Búfalos Murrah Leiteiros
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Comentários e sugestões para:
otavio@ingai.com.br

Alimentazione della bufala da latte
Luigi Zicarelli
Dipartimento di Scienze Zootecniche Zootecniche e Ispezione degli alimenti
Università di Napoli "Federico II"
-Italia

Introduzione

  I fabbisogni di una specie variano in funzione di molti fattori come ad esempio l'attitudine, la capacità produttiva e il clima. In merito a quest'ultimo fattore, ad esempio, soggetti appartenenti a specie originarie da zone calde reagiscono diversamente da quelli originari da zone temperate allorché devono interagire con temperature rigide. In particolare l'energia digeribile, quella metabolizzabile e quella necessaria al mantenimento del calore corporeo risentono delle influenze ambientali mentre l'energia netta per le varie produzioni resta, ovviamente, immutata. Quanto più si modifica l'omeostasi di una specie in funzione delle alte o delle basse temperature tanto più variano i fabbisogni.

            Il bufalo è originario delle zone tropicali e attualmente oltre il 90% dei capi allevati è presente tra i due tropici dove umidità relativa e temperature (difficilmente al di sotto dei 18 °C) sono alte, il periodo invernale-primaverile è secco mentre quello estivo autunnale è di solito caldo e piovoso.

            Grazie a questa sua origine, le alte temperature ambientali, a differenza di quanto si verifica per le razze bovine europee, non interferiscono con la sua omeostasi e con il suo benessere. Autori egiziani (Kamal et al., 1993) hanno dimostrato che durante l'estate, vacche di razza Frisona rispetto alle bufale incrementano in misura maggiore la temperatura rettale (1.05% vs 0.53%) e la frequenza respiratoria (36.36% vs 10%), perdono più peso (22.9% vs 6.8%) e presentano valori dell'ematocrito più elevati. Questi riscontri dimostrano che il bufalo risente meno della vacca da latte dell'effetto delle alte temperature. Le zone di origine della bufala risultano particolari non solo per il clima ma anche per le essenze pabulari spontanee; queste ultime (Camarão et al., 1987) sono rappresentate in gran parte da graminacee con basso tenore proteico (6-10% di P.G., a seconda dello stadio vegetativo) e con un contenuto di energia netta (NEl) compreso tra 765-1275 kcal (NEl 3.2-5.3 MJ) per Kg di sostanza secca (s.s.).Tali pabulari, che per lo più sono state importate dall'Africa, si riscontrano in America latina (Venezuela, Brasile e Argentina) e in Australia, territori dove la bufala è allevata allo stato brado in allevamenti di grosse dimensioni (Cabrera, 1985).

            Una realtà diversa si riscontra in Asia e in Egitto dove prevalgono le aziende di tipo familiare (Soni, 1991) e il razionamento si basa sull'impiego di sottoprodotti e, limitatamente al periodo delle piogge e in prossimità dei corsi fluviali o nelle zone irrigue, sul trifoglio (Abou-akkada, 1993; El-Basiony, 1993; Abou-Akkada, 1988) alessandrino, foraggio ad alto tenore proteico ed energetico (NEl  = 1190 kcal 4.98 MJ per kg/s.s.).

 Allevamento e disponibilità alimentare.

A grandi linee si può affermare che la dieta del bufalo in America latina, con sporadiche eccezioni, è costituita prevalentemente da essenze pabulari mentre in Asia e in Egitto la dieta oltre che da foraggi è costituita  da sottoprodotti e canna da zucchero. Quest'ultima è presente anche nelle zone più fertili del territorio brasiliano dove, tuttavia, prevale l'attività agricola su quella zootecnica. In entrambe le realtà il fieno e gli insilati generalmente sono poco impiegati in quanto la loro produzione coincide con la stagione delle piogge e quindi con condizioni climatiche che non favoriscono l'insilamento e l'essiccazione dei foraggi. L'impiego dei concentrati, d'altra parte, risulta sporadico per motivi economici ed i regimi dietetici pianificati, fatta eccezione per poche aziende, sono rari anche per la bassa professionalità degli addetti.

Tale realtà, tuttavia, va nettamente migliorando in alcune aree dell'India, del Pakistan e dell'Egitto zootecnicamente più progredite.

            Alcuni autori (Kamal et al, 1993) affermano che il bufalo rispetto al bovino si adatta  meglio al clima delle aree tropicali, alle avverse condizioni della palude, e ciò che più importa, presenta una migliore capacità di utilizzazione dei foraggi con alto contenuto in pareti cellulari (Devedra, 1972; Johnson, 1982). Quest'ultima affermazione non sempre è stata confermata da studi più recenti sulla digeribilità (Abdullah et al, 1989; Raghavan, 1982). In particolare da ricerche esperite in Italia è emerso che solo con diete ad alto (35,5%) contenuto di ADF (70% di foraggi sulla s.s.) l'utilizzazione digestiva della sostanza organica e delle frazioni fibrose è maggiore nei bufali vs gli ovini. Le differenze tra le due specie, però, si annullano e gli ovini utilizzano meglio i protidi grezzi (Di Lella T., 1997) allorché le diete sono meno ricche di ADF (< 24%).

            Secondo Bartocci et al. (2000) con diete a diverso rapporto foraggio concentrato è sempre il bovino a digerire meglio la fibra grezza nonostante che il bufalo presenti una maggiore capacità ruminale cui fa riscontro, tuttavia, una minore lunghezza dell'intestino vs il bovino.

E’ da supporre, pertanto, che la differente capacità di utilizzazione dei foraggi - tra bufalo e altri ruminanti - sia di scarso momento nella pratica del razionamento in quanto all'aumentare del livello produttivo è necessario ridurre l'incidenza dei componenti fibrosi.

Il maggiore incremento numerico del bufalo vs il bovino ai tropici, pertanto, non dipende, contrariamente a quanto affermato nel passato, dal fatto che esso digerisca meglio le frazioni fibrose dei foraggi nonostante che il suo stato di benessere non risulti penalizzato proprio là dove le alte temperature, accelerando il processo vegetativo, peggiorano rapidamente (in pochi giorni o addirittura in poche ore) il valore nutritivo delle pabulari proprio per l'incremento delle frazioni fibrose. A nostro avviso il confronto tra bovino e bufalo deve tenere conto, per quanto finora riferito, del loro adattamento alle caratteristiche ambientali, della coincidenza tra fotoperiodo - attività riproduttiva e rigoglio vegetativo delle pabulari ed in particolare delle foraggere spontanee.

Nelle aree dei Paesi tropicali gli animali scarsamente produttivi adeguano la produzione alle disponibilità alimentari fornendo normalmente prestazioni al di sotto delle loro già basse capacità mentre quelli più' produttivi, soprattutto nella prima fase di lattazione e nel caso in cui la dieta e/o il pascolo non dovesse apportare i nutrienti di cui essi necessitano, cercano di mantenere la loro produzione utilizzando le proprie riserve.

 Composizione chimica del latte e fabbisogni.

 Se si corregge il latte bufalino con la formula ((((((grasso (g) -40)+(proteine (g) -31))*0.01155)+1)*kg di latte prodotto) di Di Palo (1992) che lo riporta allo stesso tenore calorico del latte bovino standard (4% FCM =  740 kcal o 3.1 MJ con 4% di grasso, 3,1% di proteine) si ottiene un latte (ECM) con le caratteristiche riportate in Tabella 1.

Dal confronto tra la composizione chimica dell' FCM 4% con quello ECM emerge che quest'ultimo è caratterizzato da un più basso tenore in proteine (26,47 vs 31,0 g, rispettivamente) e P (0,9 vs 0,7). Ne consegue che:

¨      a parità di energia prodotta con il latte, di peso vivo e di assunzione giornaliera di sostanza secca, la bovina necessita di una dieta caratterizzata da un più alto tenore in proteine e P;

¨      a parità di tenore proteico della dieta la bufala produce la stessa quantità di proteine, una maggiore quantità di Ca (mediamente > 15%) e una minore quantità di P (< 8%);)

¨      a parità di energia endogena o esogena la bovina produce più proteine con il latte (> 17%).

Le suddette differenze si accrescono se, come di solito accade nelle zone tropicali dove si alleva lo zebù, il bufalo è più grande del bovino; in questo caso quest’ultimo necessita di una dieta caratterizzata da una concentrazione proteica ancora più elevata.

Tabella 1 Composizione del latte bovino e bufalino e fabbisogni.

Composizione del latte

Milk composition

4% FCM

Bovino/Bovine

 

Latte di Bufala/

Buffalo milk

ECM

Bufala/Buffalo

 

kcal /kg

740

1258

740

 

MJ /kg

3.13

5.26

3.13

 

Proteine/proteins       (g/kg)

31

45

26.47

 

Lipidi/lipids                     (g/kg)

40

87

51.18

 

Lattosio/lactose                   (g/kg)

48

48

28.16

 

Ca                           (g/kg)

1.2

2.0

1.18

 

P                             (g/kg)

0.9

1.2

0.71

 

kcal/g proteine/kcal/g proteins

23.9

28

28

 

Fabbisogni/kg latte
Proteine grezze (g)/ CP           (g)

 
85

 
123

 
73

 

PDI *       (g)

48

70

41

 

UFL**

0.44

0.74

0.44

 

NEL        (MJ)

3.13

5.26

3.13

 

Ca            (g)

3.5

5.80

3.43

 

P              (g)

1.7

2.3

1.33

 

   *PDI =Proteine digeribili intestinali/ True Protein truly digestible in the small intestine.
** UFL = NEL 1700 kcal o/or NEl 7.11 MJ

            Da quanto finora riferito è facile intuire che, se non si tien conto della differente capacità di sintesi proteica a livello ruminale delle due specie, in carenza di energia e a parità di apporto proteico della dieta la produzione di proteine con il latte sarà la stessa nelle due specie ma sarà la bufala a produrre più energia purché essa possa attingere alle sue riserve. A parità di soddisfacimento energetico ma con diete povere in proteine sarà la bovina a perdere più peso in quanto dovrà attingere alle sue riserve proteiche in misura maggiore della bufala per produrre con il latte la quantità di energia consentitale dalla dieta.

            Nelle aree tropicali ricordiamo ancora una volta che il clima è caratterizzato da un regime pluviometrico molto intenso durante l'estate che va attenuandosi in autunno e risulta scarso durante l'inverno e la primavera; la temperatura, peraltro, è relativamente bassa in inverno e alta nelle altre stagioni ed in primavera in particolare. Con le dovute eccezioni il rigoglio vegetativo delle pabulari (Fig. 1 e 3) è intenso in estate e va declinando fino alla fine dell'autunno; in inverno, di solito l'unica risorsa foraggera è rappresentata dalla canna da zucchero e dalle pabulari che si trovano ad uno stadio vegetativo quiescente, sono poco appetibili, ricche in pareti cellulari e povere in proteine e minerali (tab.2 e 3). La stessa canna da zucchero è una risorsa che se utilizzata da sola è autolimitante in quanto, per l'alto tenore in saccarosio, provoca acidosi subcliniche che deprimono l'ingestione.

            Le specie botaniche più diffuse utilizzate nell'America latina per l'alimentazione dei ruminanti appartengono alla famiglia delle graminacee del genere Brachiaria che, perfino durante il rigoglio vegetativo, presentano una sostanza secca con il 6-10% di proteine e 0,45 - 0,75 UFL (765-1275 kcal di NEl - 3.2-5.3 MJ)/kg. In India, Pakistan ed in Egitto nelle aziende di tipo familiare è disponibile, come già riferito nella parte introduttiva di questo contributo, trifoglio alessandrino nella stagione umida il cui impiego non sempre risulta razionale.  L'eccesso proteico quasi sempre non proporzionale ad un adeguato livello di energia della dieta determina, tra l'altro, affezioni podali negli zebù ma non nei bufali.

            Se si ipotizza, in funzione di quanto finora riferito, una produzione di 10 kg di latte standard e un'ingestione di circa 12,4 kg di sostanza secca, occorre, per soddisfare i fabbisogni rispettivamente della vacca e della bufala, un foraggio con l'11,7 e il 10,7% di proteine, lo 0,524 e lo 0,516% di Ca, lo 0,315 e lo 0,282% di P sulla s. s.. Ne deriva che, soprattutto all'esordio della lattazione, è la vacca ad essere maggiormente penalizzata (Tab. 4).

Nei Paesi tropicali a Nord dell'Equatore per la sensibilità della bovina al fotoperiodo positivo, l'epoca di parto (Fig. 2) coincide (Shah, 1990) con la penuria di foraggi (Fig. 1) mentre il periodo dell'asciutta con la disponibilità foraggera. Le carenze riguardano soprattutto la mancata copertura del fabbisogno proteico e minerale che comportano una ritardata ripresa del ciclo riproduttivo e un notevole dimagramento.

            Condizione diametralmente opposta si verifica nella bufala (specie a fotoperiodo negativo) in quanto il periodo della lattazione è in sincronia con la disponibilità foraggera (Zicarelli, 1997; Zicarelli, 1999) mentre l'asciutta coincide con la stagione secca (Shah, 1990).

            Le ipotetiche carenze riportate in tab. 4 vanno interpretate, pertanto, tenendo conto che esse si verificano per la bufala nel periodo umido e per la vacca in quello secco, a causa della diversa stagionalità riproduttiva delle due specie e ciò accresce il vantaggio della bufala vs la bovina.

            Nei Paesi tropicali a Sud dell'Equatore il fenomeno si inverte (Fig. 3) in quanto la stagione dei parti è compresa tra febbraio e maggio nella bufala (Fig. 4), che può utilizzare le riserve accumulate tra novembre e febbraio, e tra settembre e dicembre nello zebù tenuto allo stato brado.

Il più breve periodo di lattazione e il più lungo periodo di asciutta (rispettivamente un mese in meno e due mesi in più) consente alla bufala un maggior periodo di ristoro e quindi l'accumulo di riserve corporee che possono essere utilizzate nella successiva lattazione (Zicarelli et al., 1977). E' verosimile che quanto affermato è valido per entrambe le specie solo a parità di condizioni alimentari e a parità di lunghezza dell'intervallo interparto.

Tabella 2 - Composizione chimica (sulla sostanza secca) delle pabulari (soprattutto Brachiaria umidicola) in Brasile nel periodo autunno - inizio primavera (3). 

Periodo/period

Aprile - Maggio (April-May)

Giugno - Luglio (June-Yule)

Agosto - Settembre (August-September)

P

0,1 - 0,15

0,05 - 0,1

< 0,05

Proteine/proteins

5,0

4,0

< 3,0

S.N.D.

45

40

< 35

N.D.F.

70 - 75

75 - 80

> 80

 

Tabella 3 - Tenore (% sulla sostanza secca) in Calcio e Fosforo nelle pabulari più diffuse in Brasile  (3).

 

Ca

P

Pascolo comune/pasture

0,30

0,15

Napier

0,35

0,19

Capineira

0,35

0,17

Canna da zucchero/sugar can

0,14

0,03

 

Tabella 4 - Fabbisogni per 10 kg di latte corretto (740 kcal) e relativi deficit vs i fabbisogni ipotizzando un'ingestione di 12,4 kg di sostanza secca di pabulari spontanee in aree tropicali nel periodo umido (U) e nel periodo secco (S).

 

Pg, Ca e P in 12,4 kg di ss/ CP, Ca and P in 12,4 kg of DM

Bufala

Bovina

 

 

 

Fabbisogni

Deficit

Fabbisogni

Deficit

Periodo/Period

U

S

 

U

S

 

U

S

PG /CP(g)

1100

620

1330

230

710

1450

350

830

Ca (g)

43

33

64

21

31

65

22

32

P(g)

22

13

35

13

22

39

17

26

 





In sintesi se si tiene conto della composizione chimica media del pascolo durante l'anno nelle aree tropicali si può affermare che, per l'alto rapporto energia proteine, i foraggi di queste aree, soddisfano meglio i fabbisogni della bufala vs quelli della bovina. A parità di energia prodotta con il latte, diete carenti in proteine determinano nella vacca una perdita di peso superiore a quella che si verifica nella bufala.

            Il catabolismo di 1 kg di peso vivo fornisce l'energia necessaria alla produzione di 8 kg o di 4 kg di latte FCM per carenze rispettivamente di natura energetica o proteica (Jarrige, 1988; Piana, 1990). Dal momento che la deficienza energetica interessa la bufala da latte mentre quella proteica la bovina, almeno ai tropici, l'utilizzazione delle riserve corporee determina nella bufala la produzione di una quantità di latte FCM che è teoricamente doppia vs quella della vacca.

            Per il reintegro del kg di peso vivo occorrono 4.5 UFL (o 7650 kcal di NEl). Se la suddetta energia non sarà disponibile nella fase di reintegro si avranno riflessi negativi sullo stato di salute e sulla fertilità.

            In funzione di quanto finora esposto appare chiaro perchè nelle zone tropicali la condizione corporea della bufala è notevolmente migliore di quella che presenta la vacca e di conseguenza il tasso di fertilità della prima è nettamente più elevato della seconda.

Nelle aree difficili la bufala risulta più produttiva della vacca. In ogni caso se la disponibilità alimentare lo consente la bufala produce la stessa o una maggiore quantità di energia mentre la produzione di proteine risulta più bassa. La campionessa italiana, ad esempio, nel 1998 ha prodotto 9.287 kg di ECM e 254 kg di proteine; la suddetta quantità di di proteine sarebbe stata prodotta con 7.580 kg di FCM 4% da una vacca. Attualmente, pertanto, il limite produttivo del bufalo consiste in una più bassa capacità di sintesi proteica a livello mammario vs la vacca.

Ingestione di sostanza secca

            Le differenti tecnologie di allevamento nelle diverse aree in cui la bufala è presente non consentono di poter estrapolare a pieno le esperienze effettuate in merito ai fabbisogni dei diversi principi nutritivi. Analogamente anche la tecnica di razionamento, che rappresenta l'applicazione diretta dei fabbisogni nelle diverse fasi produttive, deve tener conto di una serie di fattori tra cui anche il prezzo del latte rapportato ai costi di alimentazione. La nostra esperienza deriva da prove sperimentali e da osservazioni in campo effettuate su allevamenti di punta che sono seguiti dal nostro Dipartimento.

            I dati circa l'assunzione di sostanza secca nella bufala da latte sono molto contrastanti. Ciò dipende dal fatto che quasi sempre il livello di ingestione non viene commisurato al periodo di lattazione in cui è esso stato registrato, al livello produttivo e al peso vivo delle bufale, al tenore in frazioni fibrose che regolano l'assunzione di sostanza secca e al B.C.S. all'inizio del periodo di osservazione. Non bisogna, pertanto, meravigliarsi se accanto a livelli di ingestione del 2,2 - 2,6% (Ranjhan, 1992; Bertoni, 1992; Verna et al., 1993) se ne riscontrano altri pari al 2,7 - 3,4% (Di Palo, 1992) e al 2,9 - 3,1% del peso vivo (Di Lella, 1998).

            In prove effettuate da Campanile et al. (1997a, 1997b) è emerso che l'assunzione di sostanza secca è influenzata negativamente dal contenuto in pareti cellulari della dieta (ADF, NDF, ADL) e positivamente dalla produzione lattea. Con diete caratterizzate da un tenore in ADF del 27 ÷ 28%, di NDF del 49 ÷ 45% e da una incidenza di foraggio del 46 ÷ 55% sulla sostanza secca (s.s.) l'ingestione di s.s., al netto di quella necessaria per il mantenimento (91 g per kg di peso metabolico), è pari a 275 g per kg di latte ECM. Nonostante la cospicua presenza di pareti cellulari, l'assunzione di s.s. se  viene rapportata alla quantità di ECM prodotta non si discosta molto dai valori che normalmente si riscontrano nella bovina da latte. A differenza di questa, la bufala ingerisce più velocemente, grazie al maggiore sviluppo degli incisivi, e rumina per più tempo (Campanile et al., 1977b); ciò le consente di assumere diete più ingombanti che vengono sottoposte ad un maggior tempo di ruminazione.

            Le suddette osservazioni, confermate quasi sempre in campo, lasciano, almeno in linea teorica, prevedere l'ingestione di sostanza secca della mandria. Con diete con minore contenuto in pareti cellulari i livelli di ingestione si modificano di poco, e in qualche caso si deprimono, soprattutto quando l'aumento della densità energetica si ottiene con alimenti ad elevata fermentescibilità che comportano un innalzamento della glicemia. E’ verosimile che valori glicemici superiori a 70 mg/100 ml esercitano un'influenza negativa sui centri regolatori dell'appetito.

            Ancora oggi, tuttavia, resta molto da verificare su questo aspetto in quanto inspiegabilmente si osserva in campo, a parità di stagione, di produzione, di peso vivo, di incidenza di primipare, di distanza dal parto e di caratteristiche della dieta che alcune mandrie risultano particolarmente voraci mentre altre, nonostante siano più produttive, presentano livelli di ingestione contenuti. Frequentemente ciò deriva dal fatto che il consumo dipende anche da precedenti regimi alimentari, non sempre accertabili, che inducono i soggetti a modificare l'ingestione per raggiungere la condizione corporea più consona allo stadio fisiologico del momento.

            A conferma di quanto riferito riportiamo nelle figure 5 a e b l'andamento del peso vivo e la differenza tra l'energia assunta e quella prodotta giornalmente con il latte di due gruppi (A e B) di 6 bufale sottoposte a due diete che differivano per tenore in proteine grezze (A = 14,95% vs B = 17,51%), in NDF (A = 48,6% vs B = 44,9%) e per percentuale di foraggio sulla s.s. (A = 46,1% vs B = 54,5%). Le bufale del gruppo A hanno presentato andamento del peso vivo del tutto prevedibile quelle del gruppo B hanno perso peso verso la fine della lattazione e hanno prodotto una quantità di latte superiore all'energia assunta con la s.s.. Non è stato possibile accertare le cause di quanto osservato. Il minor tasso di concepimento delle bufale del gruppo B potrebbe essere alla base di una ritardata flessione della produzione a fine lattazione e ciò potrebbe spiegare, ma solo in parte, il fenomeno alquanto anomalo.

            E' sempre opportuno, pertanto, verificare in campo l'effettiva capacità d'ingestione della mandria per adeguare ad essa le caratteristiche della sostanza secca della dieta. Per quanto riguarda la stagione va precisato che, a differenza di quanto si verifica nella vacca da latte, le temperature estive non espletano un effetto marcatamente negativo sul livello di ingestione a patto che le bufale possano disporre di ombra e piscine.

            Un discorso a parte merita, invece, la distanza dal parto media della mandria in quanto essa varia nel corso dell'anno sia nelle mandrie destagionalizzate sia in quelle caratterizzate dalla tipica stagionalità della specie. Nel primo caso la distanza dal parto risulta mediamente di 200 giorni nel mese di gennaio per poi decrescere a 100 giorni nel mese di luglio ed allungarsi successivamente fino a dicembre, mese in cui la mandria raggiunge nuovamente, e in molti casi supera, i 200 giorni. Nel secondo caso i valori più elevati si riscontrano tra giugno e luglio mentre i più bassi tra gennaio e febbraio (Zicarelli, 1999a).

            La produzione media pro capite e la composizione chimica del latte variano, pertanto, di continuo soprattutto nelle mandrie caratterizzate da una buona fertilità e da un addensamento dei parti delle primipare in soli 2 mesi. E' proprio in queste mandrie che il consumo di sostanza secca cambia di continuo ed occorre modificare frequentemente le caratteristiche della dieta.

            Veramente rare risultano, invece, le mandrie che presentano una distanza dal parto omogenea nel corso dell'anno similmente a quanto si verifica negli allevamenti di bovine da latte di consolidata formazione.

Le mandrie bufaline in cui si riscontra tale caratteristica sono quelle in cui l'incidenza delle primipare è elevata o l'ipofertilità è maggiormente presente; in esse la distanza media dal parto è più lunga, la composizione chimica del latte è più omogenea nel corso dell'anno ma la produzione è livellata verso il basso.

            Analogamente a quanto si riscontra nella bovina da latte, nella prima fase della lattazione (nei primi 50 giorni circa) si registra una minore assunzione di s.s. che comporta anche nella bufala una perdita di peso. A tal proposito va ricordato che questo fenomeno, a nostro avviso, è da ricondurre a un comportamento ancestrale della vita selvatica che si osserva, in maniera più o meno intensa, in tutti gli animali domestici (Zicarelli L., 1999b  ). Grazie ad esso le specie hanno potuto sopravvivere: per poter proteggere la prole dai predatori la fattrice doveva limitare gli spostamenti e quindi la ricerca del cibo anche se le esigenze nutrizionali nel post-partum aumentavano di giorno in giorno. Nel tempo ciò ha favorito la sopravvivenza di quegli individui che erano in grado di attivare nella maniera più efficiente quei processi catabolici che massimizzano l'utilizzazione delle riserve corporee.



            Nel selezionare gli individui con maggiore attitudine alla galattopoiesi l'uomo ha verosimilmente scelto soggetti in grado di utilizzare al meglio le riserve accumulate durante l'asciutta.

            L'acquisizione di questo concetto è importante per effettuare un corretto razionamento nel puerperio. La vacca da latte ad alta produzione, ad esempio, è in grado di attivare efficientemente i suddetti meccanismi catabolici. E' noto, infatti, che nel periodo in cui la capacità di ingestione è ridotta essa può attingere alle sue riserve perdendo oltre 1 kg di peso al giorno; ciò le consente di far fronte a un deficit di oltre il 20-30% dei suoi fabbisogni senza per questo penalizzare la produzione. Nella bufala la capacità catabolica è più ridotta e ciò comporta, nel caso di mancata copertura dei fabbisogni, la riduzione della produzione lattea per deficit che la bovina ad alta produzione è in grado di sopportare molto meglio. In altri termini la bufala possiede un "habitus catabolico" che è mediamente meno pronunciato della bovina da latte ad alta produzione. Il suo metabolismo lipidico, finalizzato a tesaurizzare scorte per eventuali periodi di scarsa disponibilità foraggera (tipico degli animali originari dei climi eccessivamente caldi o eccessivamente freddi), non favorirebbe la galattopoiesi a scapito del suo "benessere". Va detto, tuttavia, che le bufale che producono oltre 40 q di latte posseggono capacità cataboliche più spiccate e, a parità di dieta, si distinguono nel gruppo per valori più bassi di BCS.

 Fabbisogni energetici

             a) mantenimento

 Nella pratica del razionamento nella bufala italiana vengono utilizzati per il mantenimento i fabbisogni suggeriti dai francesi per la vacca da latte che sono pari a UFL 1.4 + UFL 0,6 per ogni 100 kg di peso vivo (Zicarelli L., 1990, Proto, 1993, Di Lella T., 1997). Questi valori vanno accresciuti di quantità di UFL che dipendono:

1)      dall'energia occorrente per la deambulazione che varia in funzione dello spazio a disposizione;

2)      della gerarchia che esiste nei gruppi e quindi della competitività e dell'aggressività che esercitano alcuni soggetti a scapito di altri (sarà tanto maggiore quanto maggiore è la differenza di età nella mandria);

3)      dall'utilizzo o meno del pascolo;

4)      dal management e quindi del rapporto uomo animale.

            A tal proposito riferiamo che, secondo la nostra esperienza, l'aggressività che esiste nella mandria cresce al diminuire dello spazio a disposizione e all'aumentare del numero di ore in cui la mangiatoia resta vuota. Ne consegue che i razionamenti che non determinano spreco energetico agiscono indirettamente aumentando i fabbisogni in quanto il gruppo risulta "più vivace" soprattutto quando, come accade in Italia, le bufale non sono decornificate.

            L’influenza dei fattori summenzionati è difficilmente quantizzabile; in linea prudenziale riteniamo validi supplementazioni energetiche, rispetto ai fabbisogni di mantenimento, di almeno il 15%. Di entità non trascurabile risulta lo stato di nutrizione dei soggetti (BCS): a parità di peso, più elevato è il BCS dei soggetti tanto maggiore è il fabbisogno di mantenimento, in quanto nella composizione del peso vivo prevale il tessuto lipidico.

            I fabbisogni per la termoregolazione assumono un ruolo importante per la bufala. La sua origine tropicale la rende sensibile alle basse piuttosto che alle alte temperature. La sua capacità di termoregolarsi in inverno in Italia, specie nelle zone più fredde, comporta notevoli variazioni del suo assetto endocrino. Ne sono una conferma gli alti valori ematici degli ormoni tiroidei riscontrati in inverno. In questa stagione le bufale allevate nelle zone pedemontane della Campania presentano valori ematici degli ormoni tiroidei più elevati di quelle in aziende  limitrofe al mare (Campanile et al. 1994). All'inizio dei periodi più freddi, quando cioè i soggetti non si sono ancora adattati alle basse temperature , non è infrequente ritrovare valori abnormi di acidità titolabile nel latte (SH°) soprattutto quando gli animali sono esposti al vento ed i fabbisogni energetici non sono coperti.

Da queste osservazioni traspare che in determinati ambienti risulta importante una oculata progettazione dei ricoveri, pena ripercussioni negative sulla produzione quanti-qualitativa del latte.

            Nelle zone tropicali, nelle quali il clima è più confacente all'assetto endocrino della specie, è da supporre che i suddetti fenomeni siano meno pronunciati.

            All'esordio della stagione fredda quasi sempre si apprezza anche un odore acre di acetone che testimonia l'innesco di processi catabolici a carico dei grassi di deposito per far fronte agli accresciuti fabbisogni determinati da temperature non congeniali alla specie. Tali fenomeni non sempre si verificano nella fase iniziale della lattazione in quanto spesso si osservano innalzamenti del livello ematico di beta-idrossibutirrato (Bertoni et. al., 1993  ; Campanile et al., 1995) anche nella fase finale in coincidenza del passaggio da due a una mungitura giornaliera; il fenomeno è più intenso nelle mandrie in cui tale passaggio è accompagnato da una riduzione del valore nutritivo della dieta.

Evidentemente anche quando i fabbisogni sono bassi, l'elevato tenore lipidico del latte e la riduzione della capacità di ingestione, eventi che si registrano nella fase terminale della curva di lattazione, suggeriscono una oculata formulazione della dieta.

             b) produzione di latte

             Indipendentemente dalla capacità della bufala di utilizzare i diversi tipi di foraggi non si può non ammettere che la quantità di energia netta che occorre per assicurare la produzione di 1 kg di latte standard (740 kcal) sia pari al valore calorico del latte prodotto.

            In prove di campo è emerso (Di Palo 1992, Bertoni et al. 1993, Di Lella 1997, Di Lella et al. 1998), che occorrono oltre 0,5 UFL per ottenere 1 kg di latte ECM. Questo dato è comprensibile in quanto se calcolato sui consumi di gruppo include: il recupero e l'eventuale incremento di peso dei soggetti; il surplus energetico che occorre per far fronte a diverse condizioni ambientali (clima, fattori gerarchici più spiccati in alcune mandrie rispetto ad altre, ecc.), all'ingrassamento cui vanno incontro i soggetti ipofertili e quelli che restano per lungo tempo a bassa produzione ed, infine, c) l'alimentazione dei tori presenti nella mandria. Questi ultimi, di solito, incidono per almeno il 4% nei gruppi in lattazione.

            Nel caso della bovina il latte standard presenta una quantità di lipidi, di protidi e di lattosio pari rispettivamente al 4,0%, al 3,1% e al 4,9%. Rispetto ai suddetti valori si riscontrano oscillazioni che dipendono dal patrimonio genetico, dallo stadio di lattazione, dal tipo di dieta ecc.. I lipidi possono variare, ad esempio nella Frisona italiana, dal 2,8% al 4,2% e le proteine dal 2,7% al 3,5%. Nella bufala la percentuale di grasso oscilla, invece, dal 5,5% al 13% e quello in proteine dal 3,8% al 5,5%. Il fabbisogno in energia, pertanto, per litro di latte di vacca varia da UFL 0,35 a UFL 0,45 (Δ = 28,6%) mentre nella bufala (tab. 5) risulta compreso tra UFL 0,53 e UFL 1,02 (Δ = 92,5%).

            La maggiore variabilità che si riscontra nella bufala comporta difficoltà di razionamento in quanto nelle bufale che sono in grado di produrre un latte ricco in lipidi i surplus energetici vengono utilizzati per questo scopo mentre in quelle che non presentano la suddetta capacità si verifica l'accumulo di riserve corporee. Frequentemente nelle prime una eventuale carenza di energia non si traduce nella produzione di un latte con minore tenore lipidico ma in una minore produzione di latte. E’ lo stesso fenomeno che si registra per altri nutrienti: se l'individuo non dispone dei precursori per sintetizzare un secreto con determinate caratteristiche, flette la produzione modificandone lievemente la composizione

            In considerazione del fatto che nella vacca l'incremento del tenore lipidico di solito non supera il 29% mentre nel caso della bufala può superare anche il 92% scaturisce che gli eccessi energetici possono determinare ingrassamento più nella vacca (sindrome della vacca grassa) che non nella bufala; quest'ultima utilizza, infatti, in maniera più proficua gli eccessi per modificare la composizione chimica del latte e, sotto certi aspetti, limita l'entità degli sprechi .

 Tab. 5 - Fabbisogni energetici (UFL) per la produzione in funzione del tenore in protidi e grasso di un kg di latte di bufala (Zicarelli 1990).

Protidi

Grasso

UFL

 

Protidi

Grasso

UFL

g/kg

g/kg

/kg

 

g/kg

g/kg

/kg

38

50

0.53

 

45

95

0.79

38

55

0.55

 

45

100

0.82

40

60

0.59

 

50

85

0.77

40

65

0.61

 

50

90

0.79

40

70

0.64

 

50

95

0.82

40

75

0.66

 

50

100

0.84

40

80

0.69

 

50

105

0.87

40

85

0.71

 

50

110

0.89

45

70

0.64

 

50

115

0.92

45

75

0.69

 

50

120

0.94

45

85

0.74

 

50

130

0.99

45

90

0.77

 

55

130

1.02

 A parità di dieta, tuttavia, è facile osservare come le bufale più produttive del gruppo siano più magre di quelle meno produttive.

            Quanto finora riferito può lasciare perplessi in quanto, almeno nella realtà dell'allevamento italiano, è facile osservare bufale eccessivamente grasse. E' opportuno precisare, tuttavia, che la conformazione di una bufala è diversa da quella di una vacca da latte. Una vacca grassa che presenta un BCS di 5 è più grassa di una bufala alla quale si attribuisce lo stesso punteggio. Questa affermazione scaturisce dalla considerazione che, se si ritiene che una vacca è "in tono" allorché presenta un BCS di 3,5, non si può ritenere, a nostro avviso, che un pari BCS identifichi una bufala "in tono" dal momento che la costituzione (l'Habitus costituzionale dei vecchi endocrinologi) della specie è diversa. Non si può, infatti, identificare "il benessere" di una vacca da latte ad "habitus prevalentemente catabolico" con quello di una bufala in cui la selezione per la produzione del latte è ancora agli inizi. Bisogna, inoltre, considerare che a parità di BCS, che valuta l'arrotondamento delle forme, una bufala è più magra di una vacca. La prima, infatti, a parità di deposizione di grassi nel sottocute, presenta una minore infiltrazione lipidica nei muscoli. E' anche per questo motivo che preferiamo utilizzare la scala 1 a 9 che è più adatta per gli animali da carne.

            c) recupero di peso

            La perdita di peso che si verifica nella prima fase della lattazione dovrà essere compensata nei mesi successivi. L'entità del calo corporeo varia con la densità energetica della dieta somministrata alla mandria in funzione del livello produttivo e del peso degli animali. Si è già detto che la perdita di peso che una bufala può sopportare senza compromettere la persistenza della curva di lattazione è, per il suo habitus moderatamente catabolico, inferiore a quello della vacca. Le perdite di peso si verificano anche nella bufala e vanno compensate tenendo presente che se il catabolismo di 1 kg corporeo fornisce un'energia pari a 3,5 UFL, occorrono 4,5 UFL per ricostituirlo nella fase anabolica della lattazione.

            Una riprova dell'effettivo calo peso della bufala nel primo periodo di lattazione è dato dal riscontro che le UFL occorrenti per produrre il kg di latte ECM risultano pari a 0,35 nei primi 40 giorni (Di Palo, 1992) mentre risultano mediamente superiori a 0,5 nel corso dell'intera lattazione. Ciò sta a dimostrare che la differenza esistente tra 0,35 e 0,44 nei primi 40 giorni rappresenta la quota di energia di riserva che la bufala mette a disposizione per la sintesi mammaria per compensare il gap esistente tra l'energia assunta con la razione e quella sintetizzata nel latte. E' facile dimostrare che se le bufale di un allevamento nei primi 40 giorni producono mediamente 12 kg di latte il calo peso sarà di almeno 300 gr al giorno (UFL 0,44 - 0,35 = 0,09; kg 12 x 0,09 = UFL 1,08/3,5 = g 0,309).

              d) accrescimento delle primipare

             Nel razionamento delle primipare è da prevedere un surplus per l’accrescimento. Normalmente una bufala che da adulta pesa 650 kg, al primo parto è di circa 550 kg. Nel corso della prima lattazione dovrebbe teoricamente crescere di 1/3 di kg al giorno e ciò comporta un supplemento energetico giornaliero pari a 1,166 UFL (3,5 UFL x 0,333 g/die). Questo dato, preso a prestito dai fabbisogni delle primipare bovine di razze da latte, non tien conto della conformazione ottimale della primipara bufalina, che presenta un rapporto grasso/muscolo maggiore. In considerazione di ciò, e finche ricerche più approfondite non dimostreranno il contrario, è opportuno considerare una supplementazione pari a 1,5 UFL/die (4,5 x 1/3). L'adozione di questo valore è giustificata anche dal fatto che il razionamento durante l'accrescimento e la prima gestazione non sempre è corretto. Dopo il parto è facile osservare, infatti, in molti allevamenti un notevole scadimento delle condizioni generali delle primipare anche quando durante la gestazione il loro tono e il loro stato di benessere appariva soddisfacente. Il benefico effetto che gli ormoni della gravidanza esercitano sullo stato di nutrizione spesso mascherano, infatti, deficienze nutritive che si manifestano quando cessa la loro azione.

            A parte questa considerazione bisogna tener presente che l'età al primo parto della bufala mediterranea italiana nel 1999 (dati A.I.A.) è risultata 3 anni, 4 mesi e 4 giorni e quindi più alta di 8 mesi rispetto alla Bruna (2 anni, 8 mesi e15 gg) e di 10 mesi rispetto alla Frisona Italiana (2 anni, 5 mesi e 8 gg). All'aumentare dell'età, come è noto, peggiora l'efficienza di trasformazione degli alimenti e di conseguenza il fabbisogno in energia per l'incremento ponderale dopo il primo parto nella bufala deve ritenersi superiore a quello che si attribuisce alla vacca da latte fino a quando prove sperimentali non chiariranno meglio questo aspetto.

            La supplementazione energetica suggerita va, ovviamente, sommata ai fabbisogni e nelle mandrie in cui non si effettua una separazione dei soggetti in funzione dell'età il suddetto surplus energetico va aggiunto alla razione di gruppo tenendo conto dell'incidenza dei soggetti di primo parto.

 Razionamento energetico

             Finora abbiamo riferito sugli aspetti teorici, riteniamo opportuno riferire sulla applicazione in campo del soddisfacimento dei fabbisogni energetici. Se non si usufruisce di determinate apparecchiature (trasponder), di solito in campo si attua un razionamento di gruppo utilizzando, almeno in Italia, la tecnica "unifeed".

            Come abbiamo già riferito, almeno nella realtà del Mezzogiorno d'Italia dove il numero di capi per ha supera mediamente le 6 unità, le diete per bufale vengono formulate con un'incidenza di foraggi sulla s.s. di circa il 50% e una percentuale di NDF superiore al 40%; con tali diete si registra una ingestione di s.s. pari a 275 g per kg di latte ECM cui vanno sommati 91 g di s.s. per kg di peso metabolico (Campanile et al., 1997a, 1997b).

            Nelle tabelle che seguono si riportano produzioni di latte con l'8,38% di grasso e 4,73% di proteine (tab. 6), che rappresenta la media registrata in Italia dall'Associazione allevatori nel 1998 su 19.938 lattazioni con media pro capite di kg 2063. Vengono riferiti, inoltre, i dati inerenti a un'azienda (tab. 7), controllata dal nostro Dipartimento (8,73 di grasso, 4,68 di proteine, kg 2873) e a un'azienda (tab. 8) con caratteristiche del latte scadenti (7,5% di grasso e 4,1% di proteine). Si è ritenuto opportuno riportare anche i dati per un latte di vacca di comune tipologia (tab. 9).

            A parità di composizione chimica, in ciascuna tabella si riportano in ciascuna riga la produzione per lattazione, la corrispondente produzione giornaliera di latte e di ECM, nonché l'ingestione di sostanza secca e i fabbisogni in energia (UFL). In funzione di questi ultimi due dati si riferisce anche la densità energetica per kg di sostanza secca teoricamente ingerita (bufala del peso di 650 kg) che occorre per coprire i fabbisogni di produzione e quelli per  il recupero del calo peso. Si è ritenuto utile riportare, inoltre, anche la densità energetica necessaria a far fronte al fabbisogno determinato dalla presenza del 20% di primipare che nel corso della prima lattazione devono completare lo sviluppo incrementando 333 g/die.

            Dall'esame delle tabelle traspare che la densità energetica occorrente mediamente nel corso della lattazione risulta pari a 0,84, 0,86, 0,93 e 0,97, rispettivamente per mandrie con produzione media di 2063 pari a ECM 3135 (tab.8) e 3495 (tab.6), 2873 pari a ECM 4967 (tab. 7) e 3391 pari a ECM 5862 (tab. 7) kg per lattazione.

            Se si raffrontano le densità energetiche suggerite per le bufale con quelle riportate per la vacca (tab. 9) traspare che, a parità di FCM 4% e di ECM, le densità energetiche per la vacca risultano inferiori; ciò non deve meravigliare in quanto il latte prodotto deriva da una lattazione di 270 e 305 giorni rispettivamente per la bufala e la vacca il che comporta, a parità di produzione per lattazione, una maggiore produzione/die nella bufala. I valori di densità energetica finora riferiti possono essere più bassi nel caso di soggetti che pesano oltre 650 kg ma devono aumentare nel caso opposto. Analogamente l'ingestione di sostanza secca può variare in funzione dell'ingombro e dell'appetibilità della dieta e della velocità di transito degli alimenti.

Tabella 6 - Produzione giornaliera e per lattazione espressa come latte di bufala con 4,73% di proteine e 8,38% di grasso e come ECM, relativi fabbisogni energetici e variazioni di peso con una dieta costantemente caratterizzata da 0,92 UFL/kg di s.s. e giorni occorrenti (days) per riportare al peso iniziale i soggetti penalizzandoli di 3 UFL/d durante l'asciutta.

 

 

 

Ingestione/g

 

 

 

 

 

UFL/kg SS /DM

 

 

Produzione di latte

ECM (kg)

 

 

Recupero di peso

 

 

kg/giorno

kg/ 305 giorni

 

giorno

Kg/ 270 giorni 

SS/ D.M (kg)

UFL

 

 

+20%

primipare

Variazione
 di peso

Giorni

5,64

1523

9,56

2580

13,49

10,33

0,77

0,78

0,81

90

105

7,64

2063

12,94

3495

14,42

11,82

0,82

0,84

0,86

50

59

10,64

2873

18,03

4867

15,82

14,06

0,89

0,91

0,93

- 9

- 10

12,56

3391

21,29

5748

16,72

15,49

0,93

0,95

0,97

- 47

- 54

13,99

3777

23,72

6404

17,39

16,56

0,95

0,98

0,99

- 75

- 88

15

4050

25,41

6861

17,85

17,31

0,97

0,99

1.01

- 95

- 111

20

5400

33,88

9148

20,18

21,03

1,04

1,07

1,08

- 193

- 226

25

6750

42,35

11436

22,51

24,76

1,10

1,12

1,14

- 291

- 341

Tabella 7 - Produzione giornaliera e per lattazione espressa come latte di bufala con 4,68% di proteine e 8,73% di grasso e come ECM, relativi fabbisogni energetici e variazioni di peso con una dieta costantemente caratterizzata da 0,92 UFL/kg di s.s. e giorni occorrenti (days) per riportare al peso iniziale i soggetti penalizzandoli di 3 UFL/d durante l'asciutta.

 

 

Ingestione/g

 

 

 

 

 

UFL/kg SS /DM

 

 

Produzione di latte

ECM (kg)

 

 

Recupero di peso

 

 

kg/giorno

kg/ 305 giorni  

giorno

Kg/ 270 giorni

SS/ D.M (kg)

UFL

 

 

 +20% primipare

Variazione
 di peso

Giorni

5,64

1523

9,75

2633

13,55

10,42

0,77

0,79

0,81

86

102

7,64

2063

13,21

3566

14,50

11,94

0,82

0,84

0,86

47

55

10,64

2873

18,39

4967

15,92

14,22

0,89

0,91

0,93

- 13

- 15

12,56

3391

21,71

5862

16,84

15,68

0,93

0,95

0,97

- 52

- 60

13,99

3777

24,2

6535

17,52

16,78

0,96

0,98

1,00

- 81

- 94

15

4050

25,93

7002

18,00

17,54

0,97

1,00

1.02

- 101

- 118

20

5400

34,58

9336

20,37

21,34

1,05

1,07

1,09

- 201

- 234

25

6750

43,22

11669

22,75

25,14

1,11

1,13

1,15

- 302

- 352

30

8100

51,86

14003

25,13

28,95

1,15

1,18

1,19

- 403

- 469

 

 Tabella 8 - Produzione giornaliera e per lattazione espressa come latte di bufala con 4,10% di proteine e 7,50% di grasso e come ECM, relativi fabbisogni energetici e variazioni di peso con una dieta costantemente caratterizzata da 0,92 UFL/kg di s.s. e giorni occorrenti (days) per riportare al peso iniziale i soggetti penalizzandoli di 3 UFL/d durante l'asciutta.

 

 

 

Ingestione/g

 

 

 

 

 

UFL/kg SS /DM

 

 

Produzione di latte

ECM (kg)

 

 

 Recupero di peso

 

 

kg/giorno

kg/ 305 giorni

 

giorno

Kg/ 270 giorni

SS/ D.M (kg)

UFL

 

 

 +20% primipare

Variazione di peso

Giorni

5,64

1523

8,57

2314

13,22

9,90

0,75

0,77

0,79

101

118

7,64

2063

11,61

3135

14,06

11,23

0,80

0,82

0,84

60

77

10,64

2873

16,17

4366

15,31

13,24

0,86

0,89

0,91

13

15

12,56

3391

19,08

5153

16,11

14,82

0,92

0,93

0,95

- 21

- 25

13,99

3777

21,28

5745

16,72

15,49

0,93

0,95

0,97

- 47

- 54

15

4050

22,80

6155

17,13

16,16

0,94

0,97

0,98

- 64

-75

20

5400

30,40

8207

19,22

19,50

1,01

1,04

1,05

- 153

- 178

25

6750

37,99

10258

21,31

22,84

1,07

1,10

1,11

- 241

- 281

30

8100

45,59

12310

23,40

26,19

1,12

1,15

1,16

- 330

- 386

 Tabella 9 - Produzione giornaliera e per lattazione riferita ad un latte bovino con il 3,1% di proteine e il 3,5% di grasso e all'ECM e relativi fabbisogni energetici; variazioni di peso con una dieta costantemente caratterzzata da 0,92 UFL/kg di s.s. e giorni occorrenti per riportare al peso iniziale i soggetti penalizzandoli di 3 UFL/d durante i 120 giorni di asciutta.

 

 

Ingestione/g

 

 

 

 

 

UFL/kg SS /DM

 

 

Produzione di latte 

ECM (kg)

 

 

 Recupero di peso

 

 

kg/giorno

kg/ 305 giorni

 

giorno

Kg/ 270 giorni

SS/ D.M (kg)

UFL

 

 

 +20% primipare

Variazione di peso

Giorni

5,64

1720

5,22

1591

12,30

8,42

0,68

0,70

0,72

161

187

7,64

2330

7.07

2155

12,81

9,24

0,72

0,74

0,76

136

159

10,64

3245

9,84

3002

13,57

10,46

0,77

0,79

0,81

100

117

12,56

3830

11,61

3542

14,06

11,24

0,80

0,82

0,84

77

90

13,99

4266

12,94

3946

14,42

11,82

0,82

0,84

0,86

59

69

15

4575

13,88

4232

14,68

12,23

0,83

0,85

0,87

47

55

20

6100

18,50

5642

15,95

14,27

0,89

0,91

0,93

- 13

- 16

25

7625

23,13

7053

17,22

16,30

0,95

0,97

0,98

- 74

- 86

30

9150

27,75

8464

18,50

18,34

0,99

1,01

1,03

- 135

- 157

 In funzione di questi fattori andrà variata la quantità di energia somministrata diluendola o concentrandola nelle effettive quantità di sostanza secca ingerita dal gruppo tenendo in considerazione sempre il BCS della mandria. Le citate tabelle consentono di calcolare la razione per una produzione giornaliera standard o possono essere utilizzate per simulare - con opportune interpolazioni - una curva di lattazione. Nella fase in cui, ad esempio, le bufale (tab 7) di una mandria da 2873 kg (media giornaliera di kg 10,64, e con un'incidenza del 20% di primipare) sono a 100 gg dal parto e producono 14 kg/die di latte, il consumo di s.s. è più elevato (kg 17,52) e occorre formulare una dieta con densità energetica pari a 1 UFL/kg s.s. per poi ridurla via via che diminuisce il consumo di sostanza secca. All'aumentare del consumo di s.s. incrementa la densità energetica della dieta . Ciò è comprensibile se si considera che la differenza tra la produzione più bassa e quella più alta riportata in tab. 7 è di 24,36 kg, mentre per l'ingestione di s.s. e il fabbisogno in UFL la suddetta differenza risulta rispettivamente di kg 11,58 (kg 25,13 - kg13,55) e di UFL 18,53 (UFL 28,95 - UFL10,42). In definitiva all'aumentare di ogni 1 kg di latte l'ingestione cresce di kg 0,475 (30-5,64 =24,36; 11,58/24,36 = 0,475) mentre il fabbisogno di 0,761 UFL (30-5,64 =24,36; 18,53/24,36 = 0,761). Ne consegue che al crescere della produzione deve necessariamente aumentare la densità energetica della dieta, anche perché esiste un limite alla capacità di ingestione di s.s. in quanto essa non può eccedere i quantitativi che sono condizionati dal peso vivo. Ne consegue che la crescita del livello produttivo della mandria è possibile se al crescere della potenzialità genetica aumenta la mole dei soggetti o la loro capacità di trasformare gli alimenti in latte.

            A conforto dei dati che abbiamo riferito, riportiamo in Figura 7 l'andamento della produzione/die di latte e la percentuale di grasso in funzione della distanza dal parto registrato in tre anni in un'azienda che è collegata con il nostro Dipartimento e i cui soggetti ricevono una dieta caratterizzata da 0,93 UFL/kg s.s.. Da essa traspare che all'abbassarsi della produzione si eleva il tenore lipidico del latte e che questo si abbassa al crescere della produzione (vedi tra 90 e 100 giorni dal parto quando la mandria supera i 14 kg di latte). Ciò dimostra che, nella suddetta fase di lattazione, i soggetti, anche quando ricevono una dieta caratterizzata da 0,93 UFL/kg s.s., non riescono a coprire i fabbisogni. Il tenore lipidico del latte è, infatti, inferiore a quello medio dell'intera lattazione (8,73%).

            Nella Figura 8 si evince, inoltre, che lo stesso fenomeno si riscontra quando nei primi 100 giorni dal parto la mandria supera i 22 kg di ECM. E' solo dopo i 100 giorni dal parto che, aumentando i consumi di sostanza secca, il tenore lipidico del latte raggiunge e supera l' 8% anche per produzioni superiori ai 22 kg di ECM .

            Ultimata la fase di recupero (dopo i 150 gg di lattazione) i soggetti ingeriscono oltre i fabbisogni e tendono a depositare riserve in misura inversamente proporzionale alla loro produzione. In questa fase bisognerebbe abbassare la densità energetica e ridurre drasticamente l'incidenza degli N.S.C. e soprattutto dell'amido; l'incidenza di quest'ultimo non dovrebbe superare il 18% in quanto favorisce l'ingrassamento e accorcia la lunghezza della lattazione. Sarebbe consigliabile spostare i soggetti meno produttivi e sottoporli a una dieta caratterizzata da un maggior tenore in foraggi e/o in pareti cellulari. Tale accorgimento da noi praticato nel passato non si è rivelato molto utile in quanto la bufala ha mostrato una elevata sensibilità a questi cambiamenti sia per fattori gerarchici sia perché non essendo un animale da latte risponde negativamente, e in maniera più accentuata della vacca, alla restrizione alimentare. Fa registrare, infatti, perdite di latte che, sotto il profilo economico, sono superiori al beneficio che deriva dal risparmio del costo di alimentazione (Campanile et al., 1996). Tale suggerimento valido per l'Italia, dove il prezzo di un kg di latte equivale a circa 6 volte il prezzo dell'unità nutritiva, difficilmente è estrapolabile ad altre realtà produttive.

            L'ingrassamento dei soggetti è da considerarsi, pertanto, sotto il profilo economico un male necessario in quanto la bufala non avendo acquisito ancora un habitus lattifero riesce a persistere nella lattazione solo se riceve una dieta superiore ai suoi fabbisogni reali. L'eccessiva deposizione di adipe, si verifica, del resto, in maniera accentuata prevalentemente nei soggetti che allungano la lattazione oltre i 270 giorni per problemi di fertilità (è l'ipofertilità,  almeno nelle pluripare, a far ingrassare i soggetti e non l'eccessiva pinguedine a ingenerare ipofertilità) o in quelli meno produttivi. Negli altri l'ingrassamento è meno evidente e lo spreco effettuato in lattazione può efficacemente essere recuperato durante l'asciutta se, durante tale fase, fossero costituiti due gruppi in funzione del BCS raggiunto a fine lattazione. La restrizione energetica praticata nei soggetti più grassi durante l'asciutta dovrebbe preservare, comunque, una parte di adipe (BCS 3,5 - 4) accumulato durante la lattazione in quanto è questo più efficacemente mobilizzabile dopo il parto. Tale tecnica consentirebbe di recuperare lo spreco economico operato in lattazione. Andrebbero, in ogni caso, garantiti i fabbisogni in proteine, minerali e vitamine.


 


            Nelle tabelle 6, 7 e 8 emerge chiaramente che se per bufale di 650 kg di peso vivo si adottasse una dieta con 0,92 UFL/kg s.s. per tutta la lattazione soltanto le bufale con produzioni inferiori a 2.063 kg/lattazione necessiterebbero di una restrizione di 3 UFL/d per ritornare in peso.

            La densità energetica suggerita non deve meravigliare in quanto la bufala ingerisce una quantità di sostanza secca che è proporzionale alla sua produzione in latte corretto e al suo peso vivo. In altri termini è la stessa produzione a regolare il suo appetito e lo stato di ingrassamento si verifica se la dieta è particolarmente ricca in amido o esiste una sproporzione tra questo e le proteine assunte. Tale fenomeno si verifica soprattutto nelle aziende in cui si superano i 25 kg di silomais, si fa eccessivo uso di granelle prodotte in azienda (orzo e mais) e nel contempo l'integrazione proteica non è corretta. Meno evidente, a parità di integrazione proteica e di densità energetica adottata, infatti, risulta l'ingrassamento negli allevamenti in cui si usa l'insilato primaverile.

Nel passato le bufale erano sicuramente più magre, presentavano una glicemia e una colesterolemia più bassa ma erano meno produttive e soprattutto fornivano un latte con una composizione chimica diversa. Nel 1978, anno del primo controllo funzionale, la produzione media di latte fu di kg 1641 con un tenore lipidico del 6,42%.

Fabbisogno proteico

            Nella parte iniziale di questo contributo abbiamo dimostrato come per le caratteristiche del suo latte il fabbisogno proteico della bufala, a parità di energia prodotta, è inferiore a quello della vacca (tab. 11).

In condizioni di sopravvivenza in ambienti difficili ciò è vero e la bufala, grazie ad un efficiente riciclo dell'urea, riesce a far fronte alle carenze proteiche. Queste acquisizioni non sono del tutto estrapolabili in campo. Una delle caratteristiche che contraddistingue la bufala è quella di attaccare e fermentare le proteine a livello ruminale molto più velocemente rispetto alla vacca. Rispetto a questa, inoltre, l'alimento permane per più tempo nel rumine ma per meno tempo nell'intestino (Bartocci et al., 1997). Questa caratteristica fa sì che siano poche le proteine che by - passano il rumine e siano direttamente utilizzabili a livello intestinale (Di Lella et al., 1995). Tale aspetto non è tuttavia, pregiudizievole, così come lo è nella vacca per quanto riguarda i danni da eccessi proteici. In Italia durante la primavera le bufale al pascolo sovente assumono anche il 30% in più delle proteine rispetto ai fabbisogni senza per questo palesare i danni che si verificano nella vacca (danni agli unghioni, mastiti, alcalosi e ipofertilità).

            Alla luce delle su riportate considerazioni riteniamo che sia veramente difficile puntualizzare il fabbisogno proteico della bufala in quanto, a differenza di altri ruminanti, in questa specie il calcolo si complica in funzione dello stato metabolico del soggetto ed in particolare della sua capacità di risparmiare di cui dispone. Viene, così, in parte vanificato il calcolo che si effettua sul rapporto ingesta/escreta, anche se integrato da quello delle proteine by-pass.

            Nella pratica del razionamento, nelle more che venga messo a punto un sistema veramente affidabile, riteniamo che per la stima dei fabbisogni l'impiego delle proteine grezze, che finora ha fornito risultati accettabili, sia sufficientemente valido. Se nella dieta entrano a far parte   alimenti di cui è nota la quota di proteine degradabili, suggeriamo di non superarne il 70% per tenori proteici inferiori al 14% della sostanza secca e di abbassare detta quota al 67-64% per razionamenti più spinti.

            Nel razionamento noi consideriamo un fabbisogno di mantenimento di 700 gr di proteine grezze per una bufala di 650 kg che sono stimabili in circa 400 gr di PDI del sistema francese (3,25 g di PDI x kg di P.M.). Per il recupero di peso attribuiamo, sempre secondo il sistema francese, un fabbisogno di PDI di 300 gr che è stimabile in circa 500 g di P.G. per kg di recupero di peso vivo da aggiungere agli altri fabbisogni (177 g di P.G. x 333 g/die di incremento). Per quanto riguarda il latte, a causa della variabilità del tenore proteico, preferiamo considerare un fabbisogno di 2,742 g di P.G. per grammo di proteina sintetizzata nel latte in quanto per la vacca si suggeriscono 85 g di P.G. per un kg di latte col 3,1% di proteine (85/31 = 2,742).

            In funzione di quanto premesso nelle tabelle 10 e 11 vengono riferiti i fabbisogni per le stesse classi di produzione e con suddivisioni analoghe a quelle riferite per i fabbisogni energetici. In tabella 12 i dati vengono riferiti alla produzione per lattazione.

            La percentuale di proteine sul secco, a parità di produzione di latte corretto risulta, a differenza che per l'energia, più alta nella vacca per quanto finora riferito.

            Per produzioni inferiori a 2000 kg per lattazione sarebbero sufficienti percentuali di proteine sul secco inferiori al 12% è ciò è tanto più vero quanto più le bufale assumono una quantità di sostanza secca superiore a quella teoricamente possibile in funzione del peso vivo.

Anche nel caso del razionamento proteico valgono le stesse considerazioni fatte per quello energetico: al diminuire della produzione dovrebbe diminuire la percentuale di P.G. sulla s.s. . Ciò suggerirebbe, al diminuire della produzione, di inserire i soggetti in un gruppo che andrebbe sottoposto a diete caratterizzare da un minore tenore energetico e proteico. Tale tecnica, come abbiamo già riferito, comporta perdite di latte che non compensano il risparmio ottenuto con il razionamento.

La stessa considerazione vale quando la mandria si trova a fine lattazione e produce meno di 4,5 kg di latte.

Osservazioni sul razionamento proteico

            In merito al razionamento proteico non bisogna dimenticare che verosimilmente le proteine oltre ad avere funzione plastica esercitano effetti metabolici non ancora chiari. Nella nostra esperienza sono comparse le prime bufale con produzioni pro die superiori ai 20 kg solo quando l'incidenza delle proteine sul secco ha superato il 15% senza peraltro che avessimo riscontrato effetti collaterali sullo stato di salute dei soggetti meno produttivi.

            All'inizio della lattazione per la minore ingestione si consiglia di incrementare del 10% l’apporto proteico. Tale suggerimento scaturisce da prove effettuate presso il nostro Dipartimento. I soggetti che producono oltre 20 kg di ECM e assumono una sostanza secca con il 13,5% di P.G./s.s. presentano tra l'11° e il 32° giorno post-partum valori di azotemia bassi che si elevano tra 70 e 110 giorni allorché aumenta l'ingestione di sostanza secca. L'esame dei dati ci ha portato a concludere che tra l'11° e il 32° giorno post-partum l'assunzione di sostanza secca è compresa tra i 13 e i 16 kg e il fabbisogno proteico non è coperto se la dieta presenta meno del 13,5% di P.G. (Campanile et al., 1995). In queste bufale si è notata una intensa lipomobilizzazione con incremento dei NEFA soprattutto all'esordio della lattazione. Nella vacca da latte bassi valori azotemici comportano un incremento del GH che stimola la lipomobilizzazione, inibisce l'attività dell'insulina e rende disponibile l'azoto tissutale al fine di soddisfare i fabbisogni proteici ed energetici (Ndibualonji et al., 1995).

            Nelle aziende in cui si somministra una dieta caratterizzata da più alti tenori proteici, che riteniamo più rispondente a soddisfare i fabbisogni di inizio lattazione, non si riscontrano bassi valori di azotemia (Campanile et al., 1997c e 1997d). In questi soggetti la maggiore disponibilità di chetoacidi, che normalmente derivano dal metabolismo proteico, favorisce la sintesi di glucosio. E' per tale motivo che la glicemia risulta più elevata nei soggetti alimentati con eccesso proteico. Gli alti valori di glucosio ematico e i bassi valori di insulina, fisiologici nella prima fase della lattazione, garantiscono alla mammella una maggiore disponibilità di glucosio per la sintesi di lattosio. I processi metabolici, che si innescano nei soggetti con eccesso proteico, contribuiscono, pertanto a ridurre l'output negativo del glucosio ad inizio lattazione. Spires and Clark (1979) hanno notato che alti livelli di NH3 nei vitelloni determinano un cattivo utilizzo del glucosio in quanto viene favorita la glicogenolisi.

Tabella 10 – Fabbisogni in PG (g/giorno).

 

Fabbisogni di PG (g/giorno)

Fabbisogni di PG + incremento di peso (g/giorno)

 

Buf

Buf

Buf

Bov

Buf

Buf

Buf

Bov

% Grasso/ Fat

 7,5

 8,4

 8,7

3,5

 7,5

8,4

 8,7

3,5

% Proteine

4,1

4,7

4,7

3,1

4,1

4,7

 4,7

3,1

Latte (kg/d)

 

 

 

 

 

 

 

 

5,64

1334

1432

1424

1179

1359

1446

1450

1199

7,64

1559

1691

1680

1349

1588

1709

1712

1372

10,64

1896

2080

2065

1604

1931

2102